#storiedimissione – Luisa Guidotti

“In missione la vita è semplice e piena di gioia. 
Il lavoro è molto e qualche volta sono stanca,
ma non cambierei la vita con nessun ‘altra. ”

Luisa Guidotti

Luisa nacque a Parma il 17 maggio 1932, da Camillo Guidotti, ingegnere capo dell’Ufficio Erariale e dalla baronessa Anna Mistrali. Da giovane visse anche a Fabbrico e durante la guerra a Cogolonchio, una frazione di Fidenza. Nel 1947 la madre morì stroncata da un male incurabile e la famiglia si trasferì definitivamente a Modena dove la zia materna, Maria, si prese cura dei nipoti. Luisa si formò spiritualmente nell’Azione Cattolica, dirigendo la Gioventù Femminile della propria parrocchia. Si iscrisse alla Facoltà di Medicina, desiderosa di servire il prossimo, specialmente nei paesi poveri. Si laureò nel 1960. Nel 1957 aveva conosciuto l’Associazione Femminile Medico Missionaria fondata tre anni prima, sostenuta da Monsignor Montini, futuro Papa Paolo VI. Il 10 agosto 1966 partì per la Rhodesia (attuale Zimbabwe) con destinazione un ospedale del Nord, nel territorio nell’attuale Zambia. Successivamente fu inviata a Salisbury, fino al 1969, quando venne assegnata definitivamente all’ospedale “All Souls” di Mutoko, una città estremamente povera. Luisa fu medico, ma ebbe anche la preoccupazione di istruire la popolazione all’educazione sanitaria. Periodicamente si recava nel lebbrosario di Mutema. Negli anni, grazie al contributo di amici, riuscì ad ampliare l’ospedale con edifici in muratura al posto delle preesistenti capanne. Avviò una scuola per infermieri ed un orfanotrofio. Nel 1971 l’ospedale accoglieva 5600 malati e registrava 430 nascite. La Rhodesia, a partire dal 1975, dopo la proclamazione della repubblica avvenuta nel 1968, fu retta da un regime che applicò una politica di segregazione razziale, con conseguente conflitto armato tra marxisti ed esercito e isolamento internazionale. La guerra si concluse con la vittoria dello schieramento delle forze antigovernative. Luisa fu arrestata dalla polizia per aver curato un guerrigliero ferito, rischiando la condanna a morte per impiccagione. Rilasciata dopo quattro giorni, fu tenuta per due mesi in libertà provvisoria vicino a Salisbury. Il fatto ebbe risalto internazionale. Il suo ospedale rimase in quel periodo senza un medico. La situazione divenne sempre più pericolosa e molti missionari furono costretti a partire. Luisa subì minacce, ma non volle abbandonare l’ospedale e rimase accanto alle “sue” infermiere africane. Nel luglio 1979, dovendo accompagnare in ambulanza una donna all’ospedale per un parto difficile, volle andare sola perché il viaggio era rischioso. Al ritorno fu fermata dall’esercito governativo nei pressi di Lot. A causa di alcune raffiche di mitra, venne ferita da un colpo che le recise un’arteria femorale. I funerali, celebrati nella cattedrale, videro la commossa partecipazione di tutta la popolazione. Successivamente vennero celebrati a Roma e nel duomo di Modena, quindi fu sepolta nel cimitero di Fabbrico fino al 1988 quando la salma fu traslata nel Duomo modenese (in terra, lungo la navata sinistra poco prima delle scale che portano in sagrestia).
In alcune lettere Luisa offre pensieri che delineano una missione chiara e l’offerta totale della propria esistenza: “Il lavoro è molto, ma sono veramente contenta, contenta come non lo sono stata mai. La strada per arrivare qua non è stata né facile, né corta, ma in questo angolo d’Africa il Signore mi ricompensa di tutto”. “In questi giorni ho avuto contatti con vecchi amici europei. …. Com’è facile essere accecati dai propri interessi. Come è facile non riuscire a vedere le evidenti sofferenze e i diritti degli altri. Come è difficile specialmente rendersi conto della portata sociale dei propri egoismi e delle corresponsabilità di certe ingiustizie”. “C’era un malato e l’abbiamo curato. È bastato mettere in pratica una volta tanto il Vangelo per far muovere tutto il mondo… dobbiamo imparare a mettere in pratica il Vangelo sempre”.
Dal 1996 è in corso la causa di beatificazione. A Luisa è stato intitolato l’ospedale di All Souls dove, in un cippo, è stato scritto: “Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici” (Gv. 15,13).
Il 23 novembre 2013 l’Arcivescovo Antonio Lanfranchi ha chiuso la fase diocesana per la sua beatificazione. (da www.santiebeati.it)

LA VITA DI LUISA GUIDOTTI

Luisa Guidotti su Wikipedia

Una vita per i poveri dell’Africa

UN BEL RICORDO DI MARIA CAVAZZUTI GUERZONI (purtroppo con un pessimo audio)