Tra i gruppi partiti in missione la scorsa estate c’eravamo anche noi: dodici ragazzi dalle diocesi di Modena e Reggio, per un’esperienza di quattro settimane in Madagascar. Accompagnati da Debora Gualtieri e Alice Soncini, due missionarie laiche di Missio Modena, abbiamo visitato diverse località del centro-sud sulle tracce delle case di carità: da Antananarivo (per gli amici Tana) a Manakara, passando per Ambositra, Ampasimanjeva e Fianarantsoa.
La prima cosa che colpisce del Madagascar è la strada. Lì è il centro della vita e dei colori. Ci passano le bici, i tuc tuc (taxi a tre ruote), i carretti trainati da zebù. C’è chi vende frutta, verdura e carne. La strada è fatta anche per stendere i panni, per chi sta fermo ad aspettare, per i bimbi che giocano, per i teli colorati. La polvere rossa della terra si mischia all’odore di sole, legno, spezie e pesce fresco mentre le donne passano trasportando carichi sulla testa in perfetto equilibrio. Senti il vociare delle persone, le urla dei venditori, i clacson degli autisti che cercano di evitare gli ostacoli, il verso degli animali. Si cammina a piedi nudi o con le ciabatte e i piedi si sporcano in fretta portando il colore della terra che hanno percorso. Non ci si annoia mai. Il tuo volto, attaccato al finestrino, non riesce a staccarsi neanche un secondo. Se le persone ti vedono, ti sorridono. Senti: ««Vazaha, vazaha» (straniero) perché stavolta sei tu lo straniero, estraneo su questa nuova strada.
È stata una strada a volte faticosa e a volte bellissima. L’abbiamo percorsa insieme prendendoci cura l’uno dell’altro e affidandoci, ognuno con un suo modo di vivere la fede e la preghiera. Abbiamo lasciato entrare in noi un nuovo ritmo di vita, di vita lenta, riscoprendo i valori che spesso si perdono nella nostra quotidianità frenetica e dando la giusta importanza a quei privilegi che ormai diamo per scontati, ma non lo sono per tutti.
Durante il viaggio siamo venuti a contatto con diverse realtà che cercano di rispondere ai bisogni della popolazione attraverso scuole, ospedali, corsi di istruzione e altre iniziative. Un esempio è «Tsiry Parma», un’associazione che, tra le altre cose, tutela le foreste, segue le adozioni a distanza e porta avanti una mensa per i poveri.
Sarebbe bello poter ritornare lì, insieme, sul nostro pulmino scassato, a mangiare i panini che ogni giorno le suore cucinavano con tanta cura e condividere le nostre impressioni sottovoce ma con il cuore in mano. Sarebbe bello tornare a quella semplicità che solo certi contesti ti riescono a dare, avere il tempo di sentire la vita sotto la pelle, rispettare la natura e i suoi ritmi ciclici. La povertà ti entra dentro e ti mette in discussione.
Siamo tornati alla nostra vita di sempre ma siamo ancora in missione e ogni giorno ci portiamo dietro un amore nuovo per la vita e una immensa gratitudine per tutto ciò che abbiamo imparato. Ci auguriamo di riuscire sempre a spingere lo sguardo al di là delle convenzioni, e a lasciarci accogliere dall’altro che, nella sua diversità, prepara per noi sempre il meglio che ha da offrire.
Le foto della galleria sono di Sebastiano Ferrari:
























