Fraternità, la strada per il futuro

In un mondo stanco e diviso, messo a dura prova dal Covid, non è possibile girarsi dall’altra parte. Se la tentazione di tanti è quella di ergere muri sempre più alti, il messaggio di papa Francesco va nella direzione opposta: la creazione di una fraternità in cui cristiani e uomini di buona volontà sono chiamati, insieme, a fare la loro parte. Per approfondire questi e altri temi, i giovani del centro missionario diocesano e quelli della Bottega di Nazareth hanno preparato un doppio appuntamento su Zoom, dedicato alla “Fratelli Tutti”, l’ultima enciclica del Papa. A guidare la riflessione, lo scorso 10 dicembre, è stato il vescovo Erio Castellucci che ha presentato il documento e risposto alle domande dei ragazzi.

«Ci sono alcune particolarità nell’enciclica», ha esordito il vescovo di Modena e Carpi. «La prima è che è fatta in gran parte da interventi già pronunciati negli anni scorsi: la fraternità è un concetto costante nel magistero di Francesco, fin dal suo primo discorso. La seconda particolarità è che non affronta il tema della fratellanza in tutte le sfaccettature, ma solo in un punto, quello dell’amicizia sociale. Questa enciclica inoltre respira soprattutto il dialogo con i musulmani e raccoglie il frutto di un cammino cominciato con Giovanni Paolo II nel 1986. È un’enciclica molto incisiva perché mi pare sia una sorta di testamento di papa Francesco, ha voluto fare il punto della situazione e si è rivolto a tutti gli uomini: pur scavando nella tradizione cristiana vuole parlare un linguaggio che valga per tutti. A giudicare dalle prime reazioni sta facendo breccia e sarà un documento destinato a lasciare il segno. Come al solito i principali critici sono dentro alla Chiesa».

I giovani hanno poi posto dieci domande a Castellucci, frutto di un lavoro di lettura della Fratelli Tutti che ha aperto molteplici ragionamenti: dalla riflessione sulla politica a quella sull’economia, dalle ingiustizie sociali alle divisioni nelle comunità ecclesiali.

«Il futuro – ha spiegato Castellucci – sarà di fraternità o non sarà, non abbiamo molte alternative. Speriamo di arrivarci per convinzione e non per costrizione. Ma un futuro degno lo possiamo assicurare se cresce il senso della fraternità. Per vincere l’amarezza, oltre alla fede, si tratta di guardare in profondità nelle cose: l’egoismo dilaga come un’alluvione, ma proprio nel momento della crisi c’è anche un sommerso di bene che non si vede, che si pratica nella quotidianità, non ha bisogno di essere dichiarato, non si esibisce ma c’è.

Mercoledì 16 dicembre l’esplorazione della Fratelli Tutti passerà attraverso la testimonianza di Padre Gigi Macalli, missionario rapito nel 2016 e per due anni in Niger. Appuntamento alle 21 sul canale YouTube di Missio Modena o sulle pagine Facebook di Missio e della Bottega di Nazareth.

Di fronte alla sofferenza possiamo avere diversi atteggiamenti: l’indifferenza, quella del levita. Poi c’è l’atteggiamento del soccorritore, ma non basta: chi soccorre ha un ruolo fondamentale ma allevia semplicemente il sintomo. Il volontario allevia gli effetti. Poi l’atteggiamento di chi interviene sulle cause del dolore e fa un progetto di aiuto economico. La politica nei suoi diversi livelli non agisce solo sugli affetti ma anche sulle cause, ecco perché è un’altissima forma di carità. Io ripartirei dalla motivazione, proporzionata al dono che ho ricevuto. Se trovo dentro di me il talento per fare politica è bene che lo spenda. Non illuderti di avere una strada facile: oggi chiunque si impegni per il bene comune deve prima di tutto prepararsi all’impopolarità. Se non regge l’impopolarità, la critica continua, il tentativo di screditare è bene che non si metta su questa strada. Ma chi ha il dono di mettersi a un tavolo, progettare, negoziare senza scendere a compromessi sbagliati, portare avanti ideali alti… è bene che ci provi

Federico Covili
pubblicato su Nostro Tempo del 13 dicembre 2020

 

ecco il video della serata