In occasione del Giubileo che stiamo celebrando, Papa Francesco ha costituito presso il Dicastero delle Cause dei Santi la “Commissione dei nuovi Martiri-Testimoni della Fede” per elaborare un Catalogo di tutti coloro che hanno versato il loro sangue per confessare Cristo e testimoniare il suo vangelo. Scrive il Santo Padre:
“I martiri nella Chiesa sono testimoni della speranza che deriva dalla fede in Cristo e incita alla vera carità. La speranza mantiene viva la profonda convinzione che il bene è più forte del male, perché Dio in Cristo ha vinto il peccato e la morte. La Commissione continuerà la ricerca, già iniziata in occasione del Grande Giubileo del 2000, per individuare i Testimoni della Fede in questo primo quarto di secolo e per poi proseguire nel futuro.
I martiri infatti hanno accompagnato in ogni epoca la vita della Chiesa e fioriscono come frutti maturi ed eccellenti della vigna del Signore anche oggi. Come ho detto tante volte, i martiri sono più numerosi nel nostro tempo che nei primi secoli: sono vescovi, sacerdoti, consacrate e consacrati, laici e famiglie, che nei diversi Paesi del mondo, con il dono della loro vita, hanno offerto la suprema prova di carità (cf. LG 42)”
Anche per questo motivo da oltre trent’anni si celebra la giornata di preghiera e digiuno per i Missionari Martiri in corrispondenza con la data di uccisione di san Oscar Romero, il 24 marzo.
Nella nostra diocesi di Modena-Nonantola abbiamo celebrato, con qualche giorno di ritardo, una veglia di preghiera presso il Santuario di Fiorano, presieduta dal vescovo Erio Castellucci che, commentando il passo del Vangelo secondo Marco (2,13-20) in cui a Gesù viene chiesto perché i suoi discepoli non digiunano, ci ha ricordato che la dimensione più importante della nostra vita di fede è la relazione con Dio e non semplicemente le pratiche da osservare. Il vescovo stesso ha poi introdotto padre Stefano Fazion, missionario comboniano in Repubblica Centrafricana e ora parroco a Milano in un quartiere multietnico.
Padre Stefano ha raccontato qualche episodio dei suoi diciotto anni in Centrafrica, un paese potenzialmente molto ricco grazie alle sue risorse naturali e minerarie ma profondamente povero e martoriato da guerre combattute proprio per il controllo di miniere e ricchezze del sottosuolo. Ha anche molto insistito sull’equivoco di voler far passare questi conflitti come religiosi o tribali quando invece dietro ci sono spesso le vecchie potenze coloniali e il loro desiderio di continuare a controllare quei luoghi. Padre Stefano ha voluto anche raccontarci che uno dei grossi problemi causato dai lunghi anni di conflitto interno è stato quello di dividere le comunità, portare odio e paura nei confronti dell’altro. Anche per questo nella parrocchia dei missionari comboniani a Bangui, la capitale del Centrafrica, è stato fondato il Centro dei Martiri, in ricordo di tutti coloro che sono stati uccisi a causa della fede. Questo luogo è nato soprattutto per ridare speranza, per potersi ritrovare cercare prospettive future e non restare bloccati dalla paura o dall’odio. Sono stati organizzati momenti di educazione e formazione alla pace invitando i leaders religiosi delle varie comunità per cercare insieme cammini di pace. Raccontarsi le sofferenze. vissute da tutte le parti, ha reso possibile il riavvicinamento delle persone, il sedersi vicini e percorrere le stesse strade. Tutto questo è stato possibile disarmandosi: tanti anni di guerra hanno detto chiaramente che armarsi porta solo violenza. Facile a questo punto, per padre Stefano, confrontare il suo vissuto con quanto sta succedendo in Europa in cui si parla con sempre più insistenza di armamenti.
Ricordare i Martiri, ha continuato padre Stefano, è certamente ricordare il valore della vita e di chi è rimasto fedele dando la vita fino alla morte ma anche chi è rimasto fedele al cammino di pace intrapreso nella ricerca di strade diverse da quelle della violenza, scoprendo che l’altro non è il nemico ma mia sorella o mio fratello.
Dopo la testimonianza di p. Stefano, la veglia è continuata ricordando i nomi dei tredici operatori pastorali uccisi nell’anno 2024 e con il mandato missionario a Gianluca Montecchi, giovane modenese che fra poche settimane raggiungerà Gloria, Matteo e Natan a Belo Horizonte, in Brasile.
Seguono i video di tre momenti della veglia:
- riflessione del vescovo Erio Castellucci
- testimonianza di p. Stefano Fazion missionario comboniano
- memoria dei missionari martiri 2024 e mandato missionario a Gianluca Montecchi in partenza per Belo Horizonte
…..un po di foto della serata…..