2025, anno Santo, anno di Giubileo, anno della Speranza. Per me e mio marito Davide, tutte queste parole hanno assunto un senso e un significato vivo e pieno durante la nostra permanenza in Ecuador, nel Vicariato di Sucumbíos, nostra terra di missione. Partiti a febbraio del 2025, siamo da circa un mese rientrati a casa.
Casa, un termine che in quest’anno ha trovato nuovi e variopinti significati in luoghi e persone che ci hanno accompagnato in questo cammino. Un anno di doni, possiamo dire con certezza, in cui Vita e Vangelo si sono parlate e interconnesse con estrema semplicità e chiarezza.
Le parole ancora escono confuse provando a raccogliere quanto vissuto ma riecheggiano in noi le tante cose apprese fin da subito e le tante difficoltà iniziali legate alla necessità di cambiare punto di vista. Sì, perché in Amazzonia ti rendi subito conto che il “nostro” modo di fare le cose non è esattamente il più logico e utile. Abbiamo dovuto imparare a come vestirci per sopravvivere agli insetti, ad accettare i tempi della natura (anche a costo di annullare all’ultimo una riunione a causa di un temporale improvviso), ad attendere e rispettare i tempi dell’altro che, non necessariamente, sono i tuoi perché è più importante arrivarci insieme piuttosto che arrivare prima. Abbiamo imparato l’importanza di dedicarsi il tempo a vicenda, anche quando sembra che non ce ne sia bisogno e dell’importanza di condividere sempre un pasto durante una riunione. Abbiamo imparato a rallentare anche quando questo, al nostro corpo abituato a correre, costava non poca fatica, e quanta difficoltà ora a rientrare in una quotidianità tanto affannata. Una vita vissuta con ritmi più lenti, ritmi che ci hanno davvero fatto sperimentare un vivere più umano, ossia che rispetta davvero i tempi e le modalità di ciascuno. Un cambio di prospettiva che mette in discussione ma che apre gli orizzonti e il cuore. Un vivere la Fede cristiana a partire dalla quotidianità, dai piccoli gesti e attenzioni che caratterizzano ogni giornata, un vedere Gesù fatto uomo davvero nel nostro ‘cada día’ senza doverlo andare a cercare ma che si manifesta in un migrante della Mensa 5 Panes o in un bimbo della Ludoteca di Maskani Wasi che ti corre incontro. Ogni sera, durante il nostro momento di raccoglimento nella cappelletta di casa, era bello stupirsi di come il Vangelo ci avesse parlato con esempi reali della nostra quotidianità, senza forzature ma con la forza di una vita che si percepisce Viva e Vera anche con la sua parte di difficoltà e brutture che non era possibile ignorare.
In questo anno abbiamo sperimentato quanto sia bello e fruttuoso STARE con gli altri piuttosto che FARE qualcosa; e questa differenza non è per niente scontata. Abituati da una società in cui sempre di più ci si presenta tramite il lavoro che si fa, è stato impegnativo all’inizio per noi uscire dalla nostra identità lavorativa e ri-scoprirci solo noi, Eleonora e Davide, ciascuno con le proprie caratteristiche e doti e metterci a disposizione per quello che siamo come persone e non come ruoli. E’ stato liberatorio e rivelatorio, oserei dire.
Tutto questo è stato possibile grazie all’accompagnamento costante di alcune figure che, come le cose migliori, sono venute a bussare alla nostra porta in maniera inaspettata, missionari e missionarie che sono stati per noi esempio di vita. Grazie a loro abbiamo imparato, giorno dopo giorno, ad assaporare e gustare l’esperienza che stavamo vivendo e conoscere con i giusti occhi le comunità indigene e i tanti migranti e rifugiati che ogni giorno incontravamo. Un esempio di pazienza, non giudizio e continuo mettersi in discussione che ci ha permesso di crescere enormemente come persone e come famiglia.
Rientrati ora nella nostra quotidianità, qui a Modena, continuiamo a respirare un po’ di quanto vissuto là grazie alle testimonianze nelle scuole con il centro missionario e a diversi gruppi di giovani che ci chiedono di condividere quanto vissuto in questo anno di Grazia. Nella bellezza di essere parte della nostra diocesi e comunità, siamo felici ora di poter restituire una piccola parte tramite i nostri racconti alle nostre comunità di origine, alle famiglie e amici che ci hanno supportato in tutti questi mesi. Per questo invitiamo chiunque voglia assaporare e lasciarsi trasportare per qualche ora nel Vicariato di Sucumbíos mercoledì 4 marzo alle ore 19 presso la nostra parrocchia S.Giuseppe – S.Biagio a Modena per partecipare insieme alla messa missionaria e a seguire alla nostra testimonianza: proveremo a fare ordine tra i pensieri e trasformarli in parole.
Ecco alcune foto:



