LA PACE, MISSIONE DI GESU’ – I CENTRI MISSIONARI PROMOTORI DI PACE Relazione di fr Alberto Degan missionario comboniano

Nella giornata del 14 aprile la parrocchia di san Donnino a Bologna ha ospitato l’incontro dei Centri Missionari Diocesani dell’Emilia Romagna. Da Modena a Forlì, da Rimini a Piacenza direttori e operatori delle differenti diocesi si sono incontrati per vivere una mattina di scambio e condivisione guidati dal desiderio profondo di sostare sul tema della Pace in questo periodo di grandi preoccupazioni.
Siamo stati guidati da fratel Alberto, missionario comboniano, autore del libro Il cuore e la storia. Una spiritualità per l’impegno per la pace, che ha proposto ai partecipanti la riflessione dal titolo LA PACE, MISSIONE DI GESU’. I CENTRI MISSIONARI PROMOTORI DI PACE.
Ecco dunque che ci siamo interrogati su due aspetti strettamente interconnessi tra loro: da un lato la pace come Missione di Gesù e dall’altra come i Centri Missionari Diocesani possono annunciare questa pace, seguendo i suggerimenti di papa Leone.

Pace è costruire un mondo dove viviamo relazioni di pace. Dio ha un ‘Progetto Umanità’, un ‘Progetto Pace’ per noi. Essere missionari significa essere annunciatori di questo progetto che è un progetto di Bellezza. Dio crede e sogna che i suoi figli possano dar vita a un mondo umano, a una storia di pace.  Ma oggi è proprio questo che è messo fortemente in discussione, perché vogliono farci credere che non è più possibile vivere umanamente nella Storia. Ed ecco allora che viene spontaneo chiedersi se noi come cristiani abbiamo davvero assunto questo messaggio di pace o se, come afferma la Von Der Leyen, oramai la pace è finita.

Papa Leone in occasione della Giornata Mondiale della pace di quest’anno ci indica tre vie di resistenza e speranza.

La prima è una via di Fede. Credere in questa Luce, in questa Pace, è il centro della nostra fede. Ci rendiamo conto che entrare nel cuore nonviolento di Gesù rompe tanti nostri schemi e ci fa mettere in discussione le narrative dominanti. Dobbiamo credere che la pace esiste e vuole abitarci: la pace allarga la nostra intelligenza, trova nuove strade, nuove soluzioni.

La seconda è la via culturale. Papa Leone ci ricorda che il tempo non è neutrale, siamo NOI che dobbiamo utilizzarlo in modo costruttivo e non distruttivo. Dobbiamo creare e raccontare una narrativa nuova, diversa: dobbiamo sottolineare che la pace non è un’utopia. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli che per ottenerla è necessario porre alla base il dialogo, il negoziato e la cooperazione. Crediamo davvero che un’altra storia è possibile?

Infine la terza via è quella della resistenza di società civili consapevoli, forme di associazionismo responsabile ed esperienze di partecipazione non violenta. Su quest’ultimo aspetto fratel Alberto ci ricorda che la responsabilità di ciascuno di noi si gioca su due spazi vitali del nostro essere umani: il cuore e la storia. Perché se è vero che l’uomo vive all’interno di avvenimenti storici, spesso drammatici, non dobbiamo mai dimenticarci che ha un cuore ossia la possibilità di scegliere quali atteggiamenti assumere di fronte alla realtà che ci è data da vivere. Quale orizzonte diamo alla nostra vita?

La riflessione si conclude dunque con la consapevolezza che in questo periodo tanto oscuro  la spiritualità dell’amore politico risuona in noi come un’urgenza missionaria. L’amore politico ispirato al Vangelo ci esorta a sentirci cittadini del mondo intero. Come missionari, dovremmo essere i primi promotori di questo amore politico che contribuisce alla formazione di cittadini convinti che i pilastri della politica sono l’amore e il rispetto per tutti i popoli.

Qui sotto il video della relazione di fratel Alberto e in allegato il testo della stessa.

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ed alcune foto dell’incontro: