Missionari Martiri 2026

In occasione delle celebrazioni per i Missionari Martiri 2026 abbiamo avuto ospiti, nelle nostre diocesi di Carpi e Modena-Nonantola, Carolina e Danilo, giornalista e avvocato della strage di Brumadinho in Brasile.
Hanno portato la loro testimonianza alla veglia di Maranello e alla Via Crucis di Carpi
Ecco qui di seguito quanto ci hanno detto e sotto anche i video e le foto dei due eventi

Ecco il testo della testimonianza di Carolina e Danilo:

CAROLINA
È un’emozione immensa essere qui con voi oggi,
lontano dal mio territorio,
dall’altra parte dell’oceano e, allo stesso tempo, a casa.
La nostra casa è il mondo. L’ambiente è il nostro mezzo di sostentamento, l’ambiente che ci accoglie, che ci permette di respirare, di essere, di sentire, di espanderci e di condividere energia.
Sono nata a Belo Horizonte, la capitale del Minas Gerais.
Sono figlia di insegnanti che hanno lavorato tutta la vita nelle scuole pubbliche.
Da adulta, ho deciso di lasciare la grande città e sono andata a vivere a Brumadinho;
Ci sono andata per realizzare il mio sogno di vivere nella Natura.
Sentivo Dio vivo nella Natura e desideravo vivere a stretto contatto con Lui.
Mi sento a casa qui con voi perché sento che condividiamo Amore.
Amore senza paura.
Amore che dà vita.
Amore che è uno specchio, che ci permette di vedere tutti, incluso Gesù, in noi stessi.
La vita è fatta di scelte. Sono felice di aver scelto di vivere una vita coerente, in sintonia una spiritualità che richiede una Fede che vada oltre la comoda preghiera tra le quattro mura di casa.
La fede che rinuncia al bene individuale e si pone al servizio degli altri, quella che permette a Dio di essere vivo in noi, di abitare i nostri corpi.
Il corpo che è territorio; che è comunità, che è Unità, che è la Terra.
Scegliere di stare accanto a Gesù e al suo servizio significa non essere paralizzati, non vergognarsi di denunciare, avere il coraggio di dire ciò che deve essere detto, di disturbare gli oppressori, di gridare quando necessario e agire con discrezione quando serve.
L’avidità di una compagnia mineraria, che distrugge violentemente il corpo di Madre Terra, ha ucciso brutalmente 272 persone nella mia città. È stato un evento traumatico
che mi ha profondamente segnata. Confesso che, di fronte a tanto dolore, pressione e pericolo, ho pensato di smettere di lottare per il bene comune. Mi sentivo debole, incapace e insignificante. Pensavo che non valesse la pena mettermi a rischio, perché non sarei mai stata in grado di cambiare tante ingiustizie intorno a me.
Non so spiegare cosa mi abbia spinto ad abbandonare quel luogo di disperazione. Semplicemente, mi sono lasciata guidare dal cuore. Gli sprazzi di gioia che mi facevano battere forte il cuore provenivano dai momenti in cui rimanevo fedele alla missione.
Con gli amici qui a Modena, ho imparato la frase di Comboni: “Se avessi mille vite, le darei tutte per la missione”.
Il sangue del martirio non è la fine, è il seme.
La morte dei missionari non è la chiusura, è una semina.
Il sangue dei giusti diventa una denuncia eterna.
L’amore è il motore più potente, e nessuna stanchezza o avversità può paralizzarlo.
DANILO
Mi chiamo Danilo Chammas, ho 48 anni. Sono nato a San Paolo nel 1977.
A quel tempo, il popolo brasiliano lottava per liberarsi dalla dittatura militare, un regime autoritario che durava da oltre 20 anni.
Fin da piccolo, ho imparato dai miei genitori le ingiustizie subite da un popolo segnato dalla violenza della colonizzazione, dalla schiavitù, dalla povertà e da altre forme di oppressione.
La mia scelta professionale è stata una conseguenza consapevole di ciò che ho imparato in casa.
Nel 2000, appena laureato in giurisprudenza, ho chiesto di lavorare presso il Centro di Difesa Sapopemba. Fortunatamente, sono stato accettato. È stato allora che ho incontrato i Missionari Comboniani e persone come Padre Dario Bossi e l’avvocata Valdenia Paulino, che mi hanno guidato da allora.
Per tutta la vita, ho scelto, giorno dopo giorno, di rimanere fedele, vigile e impegnato per la giustizia e la difesa della vita. Camminando mano nella mano con coloro che soffrono di più.
In America Latina, i difensori dei diritti umani e dell’ambiente si trovano ad affrontare un contesto sempre più ostile. L’espansione delle attività estrattive – come l’estrazione mineraria, l’agroindustria e il disboscamento – ha intensificato i conflitti territoriali. Spesso, questi gruppi operano in regioni remote dove la presenza dello Stato è debole e l’impunità è elevata, il che rende i difensori di diritti umani vulnerabili a minacce, persecuzioni e violenze fisiche. Inoltre, le campagne diffamatorie sono diventate strategie comuni per delegittimare le loro azioni e indebolire i movimenti sociali.
Chi denuncia gli abusi o cerca di proteggere i territori è a rischio. Nonostante ciò, i difensori continuano ad agire con coraggio, promuovendo dibattiti fondamentali sulla giustizia sociale, la tutela dell’ambiente e modelli di sviluppo più sostenibili: una lotta che, sebbene pericolosa, ha un profondo impatto sul futuro della regione.
La nostra denuncia non deve necessariamente risuonare forte. Può anche essere silenziosa, espressa attraverso gesti quotidiani, nella coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo. Se non siamo disposti a vivere ciò che proclamiamo, è meglio non proclamarlo affatto.
Il martirio significa non scendere a compromessi sulla propria anima, in nessuna circostanza.
È una grazia divina poter vivere questa missione come una famiglia. Ringrazio Carolina e Dhara per la loro comprensione. E ringrazio tutti gli amici che fanno parte di questa grande famiglia.
Le 272 vite perse a Brumadinho sono martiri del nostro tempo. Sono vittime dell’avidità e dell’irresponsabilità di uomini d’affari che pensano solo al profitto. Siamo profondamente grati per la fiducia che ci accordano le famiglie di queste vittime. Insieme a loro, lotteremo per la giustizia fino alla fine. Non permetteremo che questa storia venga dimenticata. Non permetteremo che le loro morti premature ed evitabili siano state vane.
Se avessi mille vite, le dedicherei tutte a questa missione.
La vostra accoglienza ci dà forza.
Grazie mille per averci ascoltato e per averci accompagnato.

Ecco il video della testimonianza :

Omelia del vescovo Erio:

Video integrale della veglia ai martiri missionari:

Le foto della veglia Maranello

Le immagini della Va Crucis a Carpi